Piccoli cestisti alla scoperta dello shiatsu

Shiatsu e sport paralimpico: la collaborazione tra Briantea84 e la scuola sevesina Dan Dien è proseguita anche nella stagione sportiva appena conclusa, svolgendo un progetto che ha visto coinvolti i piccoli giocatori della UnipolSai Giovanile, insieme ai loro genitori. Un percorso iniziato a novembre 2014, voluto da entrambe le associazioni per offrire un’opportunità di approfondimento all’ancora sperimentale binomio tra shiatsu - disciplina che sfrutta la pressione delle dita sul corpo per il benessere e l’equilibrio dell’individuo - e sport praticato da atleti con disabilità. I risultati sono stati al di sopra di ogni aspettativa, tanto da aver spinto Briantea84 e Dan Dien a proseguire l’impegno anche a settembre. Il progetto è la prosecuzione della collaborazione intrapresa due anni fa tra Briantea84 e Dan Dien e che vedeva coinvolta la squadra UnipolSai di Serie A e che ha portato come “lascito” più prezioso l’inserimento in staff di Angela Milea, prima vera terapista Shiatsu al servizio di una squadra semi professionistica paralimpica. “Siamo stati davvero contenti di come si sia svolta la collaborazione con la scuola Dan Dien – ha dichiarato Marco Tomba, secondo tecnico della UnipolSai giovanile e referente per l’organizzazione del progetto -, soprattutto ci ha fatto piacere il riscontro dei genitori che hanno accolto questa proposta particolare con il solito entusiasmo. Sicuramente è stata un’esperienza che ha arricchito tutti ed è per questo che a settembre pianificheremo il programma della prossima stagione in modo da renderla ancora più efficace e utile. Questo genere di collaborazioni dimostra quanto campi tra loro diversi e magari sulla carta molto distanti possano dialogare tra loro e portare risultati positivi”. Quattro operatori (Nicola Luce, Massimo Longoni, Giuseppe Galliani e Angelo Fatica), supervisionati da Marco Gazzetta, direttore della scuola di via Zeuner a Seveso, hanno dunque messo a disposizione il loro tempo e la loro esperienza nello shiatsu eseguendo trattamenti una volta alla settimana al Palasport di Baruccana: spogliatoi reinventati con futon, cuscini, luci soffuse e musica rilassante, per 45 minuti di reale benessere fisico e non solo. I piccoli della Briantea84 hanno così potuto vivere una nuova esperienza, ma il valore aggiunto è stato rappresentato dal dialogo aperto con i genitori, che per primi hanno provato i benefici dello shiatsu e hanno potuto “monitorare” i miglioramenti innescati nei loro figli. “Devo confessare che all’inizio avevo mille dubbi – ha ammesso Massimo Longoni, uno degli operatori -, erano trappole della mente razionale. Mi chiedevo se sarei stato all’altezza di alleggerire le difficoltà che i ragazzi vivono quotidianamente. I dubbi si sono dissolti come nebbia al sorgere del sole nel momento in cui sono entrato in contatto con i piccoli giocatori. La loro semplicità, i loro sorrisi genuini e spontanei, la voglia di scherzare, di godere dell’allenamento, il modo in cui ci hanno accolto e la loro purezza mi hanno scosso nel profondo”. “Il primo approccio con i ragazzi è stato subito positivo – ha aggiunto Giuseppe Galliani – anche se c’è voluto tempo per conoscerci e instaurare un rapporto di fiducia. Vedere i ragazzi contenti e rilassati dopo il trattamento è stato molto gratificante, molti di loro si sono incuriositi e hanno voluto saperne di più, cercando in internet cosa fosse lo shiatsu. La cosa che mi ha davvero colpito è stata la naturalezza con cui questi ragazzi si sono fatti avvicinare da noi: hanno aperto una parte importante delle loro vite e, nonostante la giovane età, ci hanno reso partecipi di un mondo interiore che in pochi hanno il privilegio di scoprire”. “E’ stata un’importante opportunità formativa e un’occasione per dare dimostrazione di come la disciplina delle pressioni fatte con le dita possa dare benessere e contribuire al riequilibrio dei deficit dell’organismo in ogni persona – è la conclusione di Nicola Luce, studente del secondo anno del corso professionale di shiatsu alla Dan Dien -. Ci siamo confrontati con ragazzi giovani che hanno più o meno marcati problemi di mobilità, credo che qualcosa di positivo sia stato lasciato. Ci ha fatto molto piacere l’apprezzamento ricevuto dai genitori che ci hanno testimoniato, in molti casi, i tangibili benefici se non di specifiche patologie, comunque di benessere generale”.